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I “Racconti Crestati” di Boccardi, microstorie dal taglio deciso

Toscana Libri
Riccardo Bruni
13/11/2017

Cinquecento parole. Bastano queste a raccontare una storia, secondo Riccardo Maria Boccardi, di Montalcino, che con i suoi racconti bonsai, i “Racconti Crestati”, ha collezionato una lunga lista di letture illustri, grazie agli scrittori che hanno accettato di registrarsi leggendoli. Così l’autore ha messo online la sua raccolta di voci, con i maggiori autori di noir (e non solo) italiani, che hanno prestato la propria a queste microstorie, andando a comporre una audioteca davvero incredibile.

Ed è incredibile prima di tutto perché la cosa è nata per gioco, scrivendo queste narrazioni minime per una pagina Facebook, e si è poi allargata, portando i mini racconti persino nel tempio della letteratura: al Salone del libro di Torino. Sandrone Dazieri, Valerio Varesi, Romano De Marco, Giovanni Ricciardi, Alesandro Piperno, tanto per dirne qualcuno. Poi, visto che la cosa funzionava, sono arrivati attori, doppiatori e persino fumettisti, che hanno accettato la sfida di tradurre non in parole ma in una illustrazione il racconto proposto loro da Boccardi. Ed ecco così le tavole di Pozza, Bernardi, Bianchi, Mattioli, Alvarez. Disegnatori anche al di fuori dei confini italiani, fumettisti che lavorano per grandi editori, come Bonelli, che danno il volto agli eroi di carta del nostro immaginario.

Una quantità di materiale impressionante, tavole davvero bellissime, ispirate ai mini racconti di Boccardi, che con il suo stile ironico e il gusto dell’irrinunciabile colpo di scena ha saputo costruire un mondo narrativo capace di fare il giro del web. «Sono racconti minimi – ci dice – piccole nane bianche nel cosmo letterario. Non è un esercizio di stile ma il modo in cui approccio la narrazione. Breve, tagliente, autoconclusiva. Il titolo della raccolta deriva dalla battagliera immagine dell’acconciatura moicana dove, tolto il superfluo, della capigliatura rimane essenza e carattere». Così i “Racconti Crestati” sono la pura sostanza delle vicende esposte. Non a caso lo slogan delle minuscole cronache è “Storie dal taglio deciso”. Amministrativo, grafico editoriale, microscrittore, Boccardi ha conquistato prima Facebook, superando i duemila like a tempo record, e poi, quando il materiale iniziava a farsi davvero tanto, ha strutturato un sito web (www.racconticrestati.com) nel quale ha raccolto tutto. L’obiettivo è ambizioso: sfornare un racconto al giorno. «Non è cosa semplice – dice – perché le poche centinaia di parole devono narrare una storia che abbia senso e nasconda colpi di scena, comicità o dolcezza a seconda dei casi. Possono partire da singole parole, dal loro suono, dal vissuto portato agli eccessi, oppure per riflessione su abitudini e situazioni sociali».


Racconti Crestati di Riccardo Boccardi | Libri in Rete

Ladra di Libri
Mariana Marenghi
08/09/2017

Le storie (e i libri) non esistono solo sulla carta stampata. Vivono una vita speciale anche in rete, come i Racconti Crestati di Riccardo Boccardi.

I Libri in rete vivono alla grande e se la passano anche molto bene. Così, oggi vogliamo parlarvi di quello che a noi è sembrato un progetto editoriale davvero interessante. Si chiama Racconti Crestati. Storie dal taglio deciso e il suo ideatore è Riccardo Boccardi. Forse qualcuno di voi li ha già incontrati in rete, tra Instagram, Facebook e Youtube, sta di fatto che il buon Riccardo ci regala una storia in 500 caratteri e sono tutte storie “lillipuziane”, taglienti e graffianti. Ecco perché, oggi, per la rubrica Libri in Rete, abbiamo intervistato proprio il suo ideatore che ci spiega il perché di un progetto così ardito e interessante, non prima però di regalarvi la lettura di questo speciale Crestato che Riccardo ha dedicato alla Ladra!

La ladra

L’immagine dell’enorme antifonario tappezzava la città. Al museo l’indomani s’inaugurava la mostra di preziosi codici medievali. Ondulate pergamene, prodigiose miniature, possenti borchie cesellate. Da giorni non pensava ad altro, doveva possedere il colossale testo liturgico. Il suo amore per i libri era viscerale, fisico. La notte salì sul tetto dell’edificio e dall’abbaino si calò sopra il grandioso manoscritto aperto nel leggio. In piedi sulle pagine afferrò il lato opposto per richiudere l’opera pesantissima. Vi riuscì usando forza ma non destrezza. La trovarono schiacciata tra i fogli dell’inno di supplica dei ladroni. Sul volto l’espressione estatica di una martire beata.

Da qualche tempo la redazione della Ladra si è appassionata ad un interessante progetto editoriale che prende la voce sul web e sui social network, tra Facebook, Instagram e YouTube. Si chiamano Racconti Crestati e, come li definisci tu stesso sulla pagina Facebook, sono «Storie lillipuziane da gustare in pochi respiri». Ci racconti meglio di cosa si tratta e il perché di questo nome?

Le striminzite storie col ciuffo sono racconti minimi ipercompressi, piccole nane bianche nel cosmo letterario. Nascono per aggregazione, partendo spesso da una sola parola che ne costituisce il nucleo. Raggiungono quindi una massa critica sempre inferiore ai 600 caratteri per evitare il collasso. Non è un esercizio di stile ma il modo in cui approccio la narrazione. Breve, tagliente, autoconclusiva. Il titolo della raccolta deriva dalla battagliera immagine dell’acconciatura moicana dove tolto il superfluo della capigliatura rimane essenza e carattere. Così i Racconti Crestati sono la pura sostanza delle vicende esposte. Non a caso lo slogan delle minuscole cronache è «Storie dal taglio deciso».

I tuoi micro-romanzi hanno il limite dei 500 caratteri. Ma cosa significa, per uno scrittore, avere un limite così stringente e dove condensare tutto in uno spazio così limitato?

In realtà non è una barriera estremamente costrittiva, talora fatico persino a raggiungerla. Una volta superata però si rivela piuttosto ardua da valicare nuovamente così inizia la battaglia all’ultimo carattere. Sostituzioni, tagli, elisioni, cambi di forma, contrazioni, uno scontro dove lettere e punteggiatura arrembano e sussultano. Infine si raggiunge il perfetto equilibrio dopo lungo labor limae e finalmente la creatura può essere mostrata con tanto di cuffia e babbucce al popolo internauta. I ristretti crestati nascono infatti per essere fruiti su Facebook, pastiglie da sgranocchiare più che gustare. I gusti cambiano ogni giorno ma il formato è sempre il medesimo. Confetti da assumere rigorosamente dopo i pasti.

In redazione abbiamo avuto il piacere, in questi giorni, di apprezzare i tuo stile e l’inventiva che, in ogni racconto, sai sfoderare. Ma dove raccogli l’ispirazione per pubblicare, praticamente ogni giorno, un racconto diverso?

Sfornare un crestato al dì non è cosa semplice. Le poche centinaia di parole devono narrare una storia che abbia senso e nasconda colpi di scena, comicità o dolcezza a seconda dei casi. Non si tratta d’inesauribile fantasia, anzi sono necessarie costruzione, indagine, rielaborazione mnemonica. Per fortuna alcuni balzano alla mente famelici e bramosi di libertà mentre altri sonnecchiano placidi in cerca di uno sviluppo. Possono partire da singole parole, dal loro suono, dal vissuto portato agli eccessi oppure per riflessione su abitudini e situazioni sociali. Altri sono contro-omaggi agli artisti più prolifici che illustrano i microromanzi dove i personaggi grotteschi e surreali sono sempre nominati con il cognome spezzato del disegnatore.

Ed infine, una domanda personale. Riccardo i tuoi racconti, giorno dopo giorno, stanno raccogliendo sempre più consensi e i numeri sulla tua pagina Facebook lo dicono senza farne mistero. Adesso, quali sono i tuoi progetti futuri?

Non ho ancora chiaro in cosa possa trasformarsi il progetto ma sono enormemente felice che sia in fase di crescita. Non solo nel numero di follower ma soprattutto in quello delle collaborazioni. Invito i lettori a visitare il sito www.racconticrestati.com dove avranno modo di scovare materiale incredibile. Decine d’incantevoli illustrazioni e strepitose letture ad opera di scrittori italiani, attori e doppiatori. Non è semplice gestire i vari canali di pubblicazione e i numerosi contatti ma si è ripagati dall’apprezzamento e dalle preziose cooperazioni. In futuro sarebbe entusiasmante trovare un editore disponibile a diffondere la buona novella crestata. Purtroppo i racconti in Italia non hanno mai attecchito, figuriamoci quelli micro.


I Racconti Crestati Di Riccardo Boccardi

Il Sestante News
Luca Pozza
18/08/2017

Non ho dubbi in proposito: in futuro sentirete molto parlare di Riccardo Boccardi, autore di micro racconti in 500 caratteri raccolti sotto il nome di “Racconti Crestati”. Non so di preciso che cosa faccia nella vita ma so che Riccardo è laureato in Scienze Naturali, così non mi stupisco quando leggo la sua autobiografia decisamente “organic”:

“Essendo questa una sincera autobiografia posso affermare con genuina naturalezza di essere nato sotto un cavolo cappuccio non geneticamente modificato. Curato e vezzeggiato sin dal germe della vita e cresciuto nel pieno rispetto dei cicli naturali. La brassica intendo. Quanto a me, il suo frutto, ho radici sincere. Buone. Negli anni non ho temuto le tempeste del vivere né la malastagione. Mi sono sempre difeso quasi sviluppando spine per poi sbocciare al meglio durante la mia primavera. Come tutti, prima di trovare la vera amicizia, sono stato infastidito da numerosi parassiti, ma si sa, capita durante la crescita. La chimica si è fatta sentire nell’adolescenza, non posso negarlo, ma gli ambienti insalubri non mi hanno appestato, né sono stato inquinato da processi innaturali. Di carattere agreste ho coltivato interessi pratici, sodi come della buona terra odorosa. Infine, secondo la breve filiera del viaggio, è arrivato l’amore, il nocciolo puro della mia essenza. Al momento inizio ad appassire, è risaputo che noi animi veraci tendiamo a rovinarci con palese velocità. Prima di ammuffire comunque c’è ancora mercato. Questo è il succo. Ah, dimenticavo il mio colore preferito è il verde”.

I “Racconti Crestati”, dicevo… per capire che cosa sono attingo ancora a piene mani dal suo sito internet: “Storie lillipuziane da gustare in pochi respiri. Racconti minimi dal grottesco al noir. Narrativa in pillole per lettori voraci costretti a regime librodietetico. Questo sono i Racconti Crestati, microromanzi in poco più di 500 caratteri. Tutti nascono dalla voglia di comprimere storie e personaggi per poi lasciar deflagrare una narrazione bizzarra o paradossale. Surreale, tragicomico, assurdo sono spesso la base di bislacchi casi d’uccisioni, omicidi, incidenti dove la morte è sempre esorcizzata fino a strappare un sorriso. Così anche il meraviglioso o la dimensione onirica sono egualmente argomento delle nanovicende, per indagare l’amore e la passione. Nel gioco della sintesi e dell’ellissi il tempo narrativo si contrae, lasciando poco più dell’essenza della fabula. Nati per una veloce e quotidiana comunicazione sui social, trovano qui un luogo più calmo, dove i protagonisti delle vicende possono appagare la loro sete d’esistenza”.

La domanda è inevitabile: cosa fai nella vita per guadagnarti il fatidico tozzo di pane?

“Avrei potuto ingannarti dicendo astronauta (#astroriccardo) ma odio volare, figuriamoci galleggiare in assenza di peso sulla ISS. In realtà sono un amministrativo per buona parte del tempo e un grafico editoriale nel restante. Un microscrittore da qualche mese”.

Come e quando ti è venuta l’idea di scrivere dei micro racconti?

“Adoro la sintesi estrema dei piccoli haiku giapponesi. Hanno tutto il trasposto d’intere esistenze. I Racconti Crestati sono prolissi e pomposi componimenti occidentali adatti alla lettura dei social. Ecco, dopo queste falsità dico francamente che non riesco a scrivere più di cinquecento caratteri prima di annoiarmi”.

Domanda banale: dove trovi l’ispirazione e come nasce tecnicamente un Racconto Crestato?

“Dipende. Può partire tutto da una parola, un personaggio o l’esasperazione di una situazione vissuta. Spesso sono i suoni delle parole, il loro potere evocativo a strutturare la storia. Altre volte sono piccoli omaggi che faccio agli amici illustratori. Solitamente la nanostoria evolve dal finale poiché in così poco spazio narrativo la chiusa deve essere spiazzante o quantomeno incisiva”.

L’elemento surreale è molto presente nei tuoi racconti e i tuoi personaggi vivono spesso (e altrettanto spesso ne sono vittime) realtà ingannevoli. Gigi Marzullo ti chiederebbe: la vita è surreale o l’irrazionale aiuta a vivere meglio?

“Quando Gigi mi pose una domanda molto simile risposi sorridendo e non dissi altro. Ero ipnotizzato dalla sua zazzera e dagli occhiali oltremisura. Qui mi permetto di argomentare: Il surreale è per molti il quotidiano per altri l’auspicabile. Io trovo il magico e l’irrazionale ad una sola piega di distanza dalla nostra dimensione. Ecco così avrei dovuto replicare a Marzullo, confondendolo”.

Quali sono i tuoi progetti futuri e le tue aspettative legate ai Crestati?

“Si tratta di un progetto in divenire, nato da poche centinaia di parole. Adesso si sono aggiunte le letture di famosi scrittori italiani, attori e doppiatori oltre ad un’innumerevole quantità d’illustrazioni. Invito i lettori a visitare il sito www.racconticrestati.com per poter fruire di tutto questo materiale affascinante e di altro livello artistico. Magari a breve qualche editore vorrà aiutare uno scrittore bisognoso… vedremo”.

Stai coinvolgendo un gran numero di illustratori… di cosa si tratta?

“Il piacere più grande che traggo dai tantissimi omaggi è vedere come occhi, mani e cuori diversi dal mio interpretano e rendono visibile secondo il proprio stile e vissuto quello che io appena accenno nei racconti. Spesso ne scaturisce altro, visioni distanti dalla mia, immagini vibranti d’altrove di cui sono stato la scintilla. Bellissimo. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato al progetto o vorranno avvicinarvisi”.

Non solo disegni; nella sezione LETTURE del tuo sito si possono ascoltare anche dei file audio in cui doppiatori di fama recitano i tuoi Crestati…

“Certo, faccio le cose per bene, io! scherzi a parte questa iniziativa è quella di cui vado più fiero. Direi che ne sono addirittura orgoglioso!”

Per chiudere ho lanciato a Riccardo una piccola sfida, quella cioè di realizzare un Crestato su misura per il Sestante per il quale io realizzerò una illustrazione e questo è il risultato:

La rotta

Era un vecchio marinaio indomabile, di quelli coi tatuaggi bluastri ormai sbiaditi sugli avambracci abbronzati. Sdraiato da mesi in cuccetta teneva lo sguardo fisso all’orizzonte, come se governasse ancora un vascello da sottocoperta. Pur non ricordando il cibo dell’ultimo pasto, si nutriva dei vividi ricordi di gioventù, saziato da volti, incontri e amori smarriti. Ogni notte estraeva da una custodia di cuoio un sestante d’ottone e traguardava con precisione le luci lontane che scorgeva oltre i vetri, fin quando la debolezza lo sovrastava. I medici lasciavano correre, riponendo lo strumento sotto il letto d’ospedale. Sapevano che l’anziano navigante preparava la sua ultima traversata.

Nel mondo crestato

Di seguito sono raccolti tutti i microromanzi pubblicati quotidianamente su Facebook. Sarà possibile incontrare una miriade di personaggi singolari immersi nelle loro astruse odissee. Una congerie di tipi e situazioni al limite dell’umano che richiamano le grandi tematiche universali. Per comodità le numerose storie sono indicizzate per argomento. La libera ricerca all’interno dei testi rimane comunque fattibile tramite l’apposita barra.

Recensioni Facebook

«Raffinate schegge narrative che racchiudono tanti piccoli mondi.»
- Riccardo

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Strategie

Una battaglia sfibrante fatta di movimenti ponderati, sterili incursioni e sotterfugi. La notte gelida acuiva la tensione costane che opprimeva gli avversari. Fievoli bagliori rossastri proiettavano ombre allungate, intermittenze elettriche. Non v’era modo di riposare, il freddo azzannava gli arti paralizzando le dita dei piedi. Un tira e molla esasperato che spostava la linea del conflitto di pochi centimetri sfinendo le parti. Irritato dal luccichio della radiosveglia pensò che se la moglie non avesse comprato una coperta così corta nella televendita tutto quell’affanno se lo sarebbe risparmiato. Osservò con astio la consorte poi tirò la trapunta scoprendo il nemico. Geronimo!

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Accordature

Dopo il funerale del nonno tornai nel suo appartamento e mi sedetti al pianoforte. In gioventù grazie ai rigidi insegnamenti di quell’uomo avevo conosciuto la musica. Sfiorando i tasti ingialliti dello strumento accennai la prima melodia imparata, un modo affettuoso per onorarlo. Le note acute vibravano soffocate così sollevai lo sportello per controllare le meccaniche. Intrecciate alle corde pendevano sei ciocche polverose di capelli ramati. Ciascuna recava un’etichetta avorio con nome di donna. In quell’attimo afferrai le origini della brama di sangue che mi possedeva da sempre. Avvolsi gli antichi trofei nel fazzoletto per nasconderli assieme alle mie adorate trecce corvine.

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Gingilli

Notai l’anomalia osservando alcune gocce di resina sulla corteccia di antichi larici. Una semplice iridescenza dai colori innaturali. Quell’insignificante sbavatura scardinò ogni altro pensiero riconducendomi alla verità dopo secoli d’oblio. Rammentai il pianeta morente seguito dal brutale «processo d’inclusione». L’intera specie divenuta artificio, quattordici miliardi di coscienze trasmigrate in memorie sintetiche, l’inganno di una realtà fittizia come surrogato d’umanità. Presenze incorporee stivate nei ponti di un’affusolata cosmonave in attesa che ignoti intelletti possano affrancarci. Siamo parole gridate attraverso pareti di cotone, tremule lacrime di pesci.

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La bugia

Mentre frugava con ardore fu assalito dal dubbio. Eppure il sorriso della signorina sembrava così sincero, una robusta dentatura cavallina che ispirava fiducia. Iniziò così a sospettare anche della franchezza del suo sguardo. Ripensandoci lo strabismo ipnotico della zitella era alquanto ingannevole, distoglieva l’attenzione dalla peluria cotonosa che le circondava la bocca. Quindi persino il rossore delle guance mentre sussurrava «sono bella dentro» non era pudore ma qualche forma cronica di couperose! Che stupido, le aveva creduto. Adesso rimestando tra le interiora della donna in cerca di splendori comprese la falsità di quella frase. Tutta roba scadente, un inutile squartamento.

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Au restaurant

Il Ventura scintillava come un geode dopo la conquista della terza stella. La coppia entrò disinvolta nello sfarzoso salone mirando decisa al tavolo centrale. L’uomo col mento a punta di stivale esibiva al braccio una fanciulla dalla bellezza ricercata. Gli ospiti contemplarono estasiati l’affascinante creatura per buona parte del banchetto appagando il cupido esibizionismo del cavaliere. Una volta tornati al cottage il ricco bazzuto slacciò adagio i gemelli poggiando il prezioso cronografo sul comodino. Infine sorrise alla ragazza, le sfiorò una guancia e la ripose nell’involucro di polistirene. Quella femmina decorativa era stato un capriccio costoso ma di mirabile effetto.

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Doppioni

Tra i rumori del traffico distinsi una melodia saltellante che avevo quasi dimenticato. Proveniva dal vicolo, un debole tintinnio calpestato dal vociare del marciapiede. Attratto dalla musica m’addentrai nell’ombra dove scorsi un uomo lercio seduto su cartoni umidi. La mano priva del mignolo reggeva una delicata boule de neige, lo stesso carillon posseduto da bambino che adesso prendeva polvere in camera di mio figlio. Tentai di parlare con lo sconosciuto ma sembrava immerso nel lieve turbinio dei minuscoli cristalli. Rimasi a guardarlo, avrei potuto essere al suo posto, imprigionato nel globo trasparente. Quando mi vide sussurrò: «la neve canta». Gli carezzai la testa prima di fuggire.

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La beata

Nei giorni seguenti la scomparsa si respirava un’aria mesta in paese. La signorina Palleschi era morta e gli abitanti ne gloriavano la memoria con solennità. L’anziana maestra aveva educato svariate generazioni di fanciulli, anch’io ero stato uno degli scolari. Rammentando però le scipite lezioni salmodiate con vocetta stridula non condividevo l’aura di perfezione che ammantava il suo ricordo. Quanto a generosità poi… mai una caramella né un sorriso. Avrei voluto gridarlo in piazza che il «gran cuore» della vecchia era una patologia e per tal motivo era schiattata. Un superbo esempio di cardiomegalia, da manuale. Fine atroce sì, ma giusta considerate le perfide bacchettate che allungava.

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Matricole

L’anziana sedeva composta incurante delle brusche frenate del tram. Una mano sulla borsa poggiata in grembo, l’altra aggrappata al sostegno verticale. Due ragazzine ridacchiavano sbirciando l’avambraccio della donna. La manica della camicetta era scivolata e lasciava intravedere una macchia bluastra sulla pelle grinzosa. Il calore della carrozza si dissolse quando lessi i numeri sbiaditi del marchio infame. Furibondo stavo per riprendere la coppia di sciocche ignoranti quando la signora mi guardò sorridendo. I suoi occhi sereni mormorarono lente parole: «Lasciale giocare, sono giovani, non sanno». Distolsi lo sguardo ma quella voce clemente la sento ancora quando sale la rabbia.

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Il pranzo

Crescendo avevo sviluppato una certa ripugnanza nei confronti dei raduni familiari tanto amati nell’infanzia. Adesso parole sfuggenti come acredine, livore, ipocrisia assumevano un significato concreto, incarnandosi nelle facce avvizzite del parentame. Durante un pasto interminabile, notai deboli bagliori emanare dal cranio rettiliano delle zie. Inorridito vidi riverberare scaglie diafane sotto la turchina lanugine. Quando le lingue biforcute delle congiunte iniziarono a saettare nell’aria avvertii la sgradevole sensazione di rappresentare più la portata principale del banchetto che uno dei commensali. Abbandonai quel covo di aspidi con la disinvoltura di un erpetologo.

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Bisbigli

Avete mai ascoltato il vento sussurrare le parole dei morti? Non dico i lamenti o le preghiere nelle notti di buriana quando nubi opalescenti cavalcano addosso alla luna. I discorsi calmi intendo, quel sereno distacco dei colloqui nella brezza di maggio. Parlano d’affanni e sciocchezze, pacate conversazioni da salotto che odorano d’eternità. Nelle sere novembrine, tra robuste folate autunnali, capita persino d’indovinare rauche cantilene composte da versi ubriachi. Ponete estrema attenzione alle frasi intrappolate nei vapori dell’alba. L’impalpabile foschia che bagna i mattini d’estate trattiene l’eco dei loro dialoghi sul futuro. Inestimabili pettegolezzi di un comune destino.

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